
Il Governo britannico stanzia quasi 115 milioni di euro per ammodernare gli hospice in Inghilterra e altri 29 per gli hospice pediatrici: stanze e letti adattati, tecnologie informatiche e telemedicina, spazi per le famiglie. In Italia, invece, la pianificazione regionale è disomogenea: reti incomplete e pochi posti letto pediatrici.
Un articolo di Ruggiero Corcella
Facciamo un salto al di là del canale della Manica: oltre 170 hospice in tutta l’Inghilterra riceveranno una quota dei finanziamenti, la più grande iniezione di denaro mai realizzata, per garantire ai pazienti cure di fine vita della massima qualità in un ambiente confortevole e dignitoso. Londra ha varato un finanziamento aggiuntivo da 75 milioni di sterline (86 milioni di euro) che si aggiungono ai 25 milioni di sterline (28,7 milioni di euro) già stanziati a inizio anno, oltre a 26 milioni di sterline (29,8 milioni di euro) per un totale di 126 milioni di sterline (144,5 milioni di euro). Obiettivo, “trasformare” l’assistenza di fine vita: interventi edilizi, stanze e letti speciali, tecnologie e ambienti più confortevoli per pazienti e caregiver. L’annuncio è del Department of Health and Social Care ed è incardinato in un programma di spesa in conto capitale destinato agli hospice inglesi. Il messaggio politico è chiaro: migliorare qualità e dignità dei luoghi di cura quando la terapia non è più risolutiva.
Dove andranno i soldi: ammodernamento e servizi sul territorio
Il governo parla di grandi interventi di ammodernamento: ristrutturazioni, rinnovo degli impianti, tecnologie informatiche e telemedicina, mezzi e dotazioni per l’intervento di prossimità sul territorio (visite e assistenza a domicilio), rifunzionalizzazione delle camere e degli spazi famiglia. La distribuzione delle risorse è affidata a Hospice UK, con rendicontazione a progetto concluso. Sentite cosa dice il ministro della Salute, Stephen Kinnock: «Gli hospice svolgono un ruolo fondamentale nella nostra società, offrendo cure e supporto preziosi quando le persone ne hanno più bisogno. In questo momento così difficile, le persone meritano di ricevere le migliori cure nel miglior ambiente possibile, con dignità. Le cure di fine vita sono fondamentali per il nostro Piano Sanitario Decennale e per il nostro fondamentale cambiamento, che mira a trasferire l’assistenza sanitaria fuori dall’ospedale e nella comunità. Continueremo a sostenere gli hospice affinché possano svolgere il loro fondamentale lavoro».
Focus pediatrico: non solo muri, anche gestione quotidiana
Il quadro inglese affianca agli investimenti strutturali fondi per la gestione quotidiana: l’NHS England (National Health Service, l’equivalente del nostro Servizio Sanitario Nazionale) ha confermato, per il 2025/26, 26 milioni di sterline di finanziamento corrente per gli hospice pediatrici . Non copre tutti i costi, ma dà ossigeno a servizi che restano in parte sostenuti dalla filantropia.
Il potenziamento arriva in un contesto di forte pressione su strutture che, nel Regno Unito, ricevono fondi pubblici ma dipendono ancora molto dalle donazioni. Le cronache hanno raccontato chiusure di letti, riduzioni di personale e la necessità di un salto infrastrutturale. Per il governo si tratta del più grande investimento degli ultimi anni. per il settore è un tassello importante, pur ricordando che i nodi veri riguardano la sostenibilità nel tempo.
Italia: reti da completare, programmazione a macchia di leopardo
In Italia la regia è decentrata: ogni Regione presenta un piano annuale di potenziamento delle cure palliative, con l’obiettivo nazionale di raggiungere il 90% di copertura entro il 2028. I monitoraggi mostrano però percorsi a velocità diverse, soprattutto nella rete pediatrica. Studi recenti fotografano progressi ma anche criticità persistenti: l’accesso resta diseguale, con differenze marcate tra territori.
La «lezione» dal Regno Unito (e un caso italiano)
L’Inghilterra combina investimenti in conto capitale mirati (edilizia e tecnologie) e finanziamenti correnti dedicati al pediatrico: una doppia gamba che l’Italia non ha ancora strutturato su base nazionale. Qualche segnale positivo c’è: il nuovo Hospice Pediatrico di Padova, ad esempio, con finanziamento pubblico di circa 9–10 milioni di euro (Stato e Regione), modello di hub clinico e formativo che può trainare rete e assistenza a domicilio.


