
Dalla riqualificazione dell’ex centro RAI progettato da Giò Ponti prende forma un progetto unico in Lombardia: un hospice pediatrico che unisce cura, bellezza e quotidianità per accompagnare bambini e famiglie nei percorsi più complessi.
Un articolo di Ruggiero Corcella
Un luogo che rinasce nel cuore del Parco
Nel silenzio del Parco di Monza, tra alberi e radure, un edificio simbolo del Novecento torna a vivere con una nuova missione. È l’ex Centro di Controllo RAI, progettato negli anni Cinquanta da Giò Ponti, un tempo dedicato all’ascolto di segnali invisibili, oggi destinato ad accogliere le fragilità più profonde. Qui sorgerà “Domus Morandi – La Casa dei Sogni”, un hospice pediatrico pensato per cambiare radicalmente il modo di intendere la cura. La sua architettura, aperta al dialogo con la natura, diventa parte integrante di un progetto che mette al centro la qualità della vita.
Dalla tecnologia alla cura della persona
Realizzato tra il 1950 e il 1954, il centro RAI era una struttura all’avanguardia, capace di captare eventi storici come i segnali dello Sputnik e le immagini dello sbarco sulla Luna. Oggi quella stessa struttura viene reinterpretata: non più tecnologia al servizio della comunicazione, ma al servizio della relazione e dell’accoglienza. La trasformazione conserva l’identità architettonica originaria e la orienta verso un nuovo significato, dove lo spazio diventa strumento di cura.
Un progetto condiviso tra clinica e comunità
Domus Morandi nasce dall’accordo tra il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e la Fondazione Morandi ETS, in collaborazione con la Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori e l’Università Milano-Bicocca. Il progetto è il risultato di un percorso di co-progettazione avviato nel 2022, che ha coinvolto anche la formazione universitaria, con l’inserimento della terapia del dolore e delle cure palliative nei corsi di Medicina. Alla guida clinica c’è Pablo Mauricio Ingelmo, anestesista con esperienza internazionale, chiamato a costruire un modello integrato tra ospedale, territorio e residenzialità.
Un bisogno crescente, risposte ancora insufficienti
Il progetto nasce da un’urgenza concreta. Il dolore cronico pediatrico riguarda circa il 20% dei bambini a livello globale, e una quota significativa presenta disabilità severe. In Italia, solo una minoranza dei minori che necessitano di cure palliative specialistiche riceve assistenza adeguata. In Lombardia, a fronte di migliaia di casi ogni anno, esiste un solo hospice pediatrico con pochi posti letto. Le cure palliative pediatriche non riguardano solo il fine vita, ma accompagnano bambini con patologie inguaribili lungo percorsi complessi che coinvolgono dimensioni cliniche, psicologiche e sociali.
Una casa pensata per vivere
Domus Morandi sarà progettata come una vera casa, non come un ospedale. Sono previste sei family room, spazi condivisi, una cucina, una scuola interna, ambienti per il supporto psicologico e la riabilitazione, oltre a luoghi dedicati al gioco e alla socialità. Potrà accogliere circa 100 bambini all’anno, con un’équipe multidisciplinare altamente specializzata. Dal punto di vista clinico sarà una struttura avanzata, capace di gestire ventilazione assistita, nutrizione e controllo dei sintomi, ma sempre con l’obiettivo di garantire quotidianità e relazioni. «Non un luogo di fine, ma un luogo di vita», sottolinea Matteo Morandi, presidente della Fondazione.
Una visione che unisce cura, ricerca e futuro
Alla base del progetto c’è una storia personale che si trasforma in impegno collettivo: quella della famiglia Morandi, che dopo l’incidente del figlio ha deciso di restituire qualcosa agli altri. Domus Morandi sarà anche un centro di ricerca e innovazione, con l’uso di nuove tecnologie per la valutazione del dolore e un forte investimento nella formazione. La realizzazione, prevista entro il 2028, sarà sostenuta da fondi privati (4 milioni e 250mila euro) e da una campagna di raccolta risorse. L’obiettivo è ambizioso: costruire un modello di cura integrale capace di restituire dignità, tempo e bellezza ai bambini più fragili e alle loro famiglie, trasformando un bisogno sanitario in una responsabilità condivisa.


