“Federica dice spesso che loro sono ancora in tre. «Solo che uno di noi è in trasferta».Di fronte alle parole della mamma di una bambina che non c’è più mi domando se la mancanza può trasformarsi in qualcosa che resta.”
Queste sono le prime righe dell’articolo scritto dal conduttore televisivo Marco Liorni, testimonial d’eccezione del primo numero della rivista La Miglior Vita Possibile, pubblicato a giugno scorso. Racconta la storia di Lavinia, una delle tante bambine che sono state accolte all’hospice pediatrico di Padova.
Liorni continua: “Mi accorgo che c’è una barriera da abbattere dentro di me mentre ascolto questa storia: quello che sta accadendo nel mondo fa scattare meccanismi di difesa che non vorrei, mi accorgo che ho resistenze ad entrare
in racconti di sofferenza”.
Una reazione spesso comune, di resistenza, di allontanamento, di presa di distanza da un tema delicato e importante, ancora poco compreso e conosciuto, ma fondamentale per oltre 35.000 bambini e famiglie in Italia: le cure palliative pediatriche.
Marco Liorni ha prestato la sua penna e la sua immagine per aumentare la visibilità su questi temi. “La cura è un atto politico. E porta con sé un messaggio molto potente”. Il volto noto della televisione ricorda come, quotidianamente, i notiziari televisivi mandino in onda immagini di guerra, di bambini schiacciati da quell’orrore. “Io metterei accanto le immagini anche di chi si prende cura di questi bambini”, ha detto ancora Liorni: l’immagine di chi si prende cura di qualcuno in un momento difficile della sua vita ha una potenza incredibile. “È una potentissima affermazione di umanità”. E il messaggio che Marco Liorni ha voluto lanciare con questa testimonianza è stato: “Le storie come quella di Lavinia ci danno forza per ritrovare la strada: stare vicini, aiutarci, aiutare chi sta aiutando”.
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